Quando si sospetta un errore medico, la cartella clinica è spesso uno dei documenti più importanti per capire cosa sia realmente accaduto durante il ricovero. Ma cosa succede se proprio l’ospedale utilizza ciò che ha scritto nella propria documentazione sanitaria per sostenere che i medici hanno agito correttamente? E cosa accade quando la cartella clinica è incompleta e non consente di ricostruire alcune ore decisive per la salute del paziente?
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22678 del 5 agosto 2025, interviene su una questione fondamentale nelle cause per malasanità e responsabilità medica e chiarisce un principio di grande importanza per i pazienti: la cartella clinica non costituisce una prova legale a favore dell’ospedale e le sue eventuali lacune non possono essere utilizzate per penalizzare chi chiede il risarcimento del danno
La Suprema Corte ha cassato la decisione che aveva escluso la responsabilità sanitaria in un gravissimo caso pediatrico, censurando una motivazione ritenuta contraddittoria e non adeguatamente confrontata con tutte le prove disponibili
Il caso: un bambino ricoverato per una grave infezione cerebrale
La vicenda riguarda un neonato ricoverato in ospedale per una meningoencefalite associata ad ascessi cerebrali
Durante il ricovero il piccolo veniva sottoposto a terapia anticoagulante con eparina e successivamente alla rimozione di un catetere
Nel corso della degenza si verificava una gravissima emorragia cerebrale
Secondo i genitori, nelle ore precedenti il peggioramento il bambino aveva manifestato evidenti segnali di sofferenza neurologica che avrebbero richiesto un monitoraggio più attento e un intervento tempestivo
La contestazione riguardava in particolare un intervallo temporale di circa dieci quattordici ore durante il quale, secondo la prospettazione dei familiari, sarebbe mancato un adeguato controllo medico nonostante le condizioni del piccolo stessero peggiorando
Quei segnali non risultavano soltanto dalle dichiarazioni dei genitori ma erano stati descritti anche da una testimone presente in ospedale
Il bambino aveva manifestato per ore un pianto inconsolabile e un evidente malessere
La questione decisiva diventava quindi stabilire se un monitoraggio più tempestivo avrebbe consentito di riconoscere prima l’emorragia cerebrale e di intervenire evitando o riducendo le gravissime conseguenze
La domanda di risarcimento per errore medico viene inizialmente respinta
I genitori avevano promosso una causa contro l’Azienda Ospedaliera chiedendo il risarcimento dei danni derivanti dalla presunta responsabilità dei sanitari
La domanda veniva però respinta sia in primo grado sia in appello
I giudici avevano attribuito particolare importanza alle annotazioni contenute nel diario clinico ospedaliero ritenendo sostanzialmente corretta e tempestiva l’assistenza prestata al bambino
Il successivo gravissimo deterioramento delle sue condizioni veniva quindi ricondotto alla patologia naturale preesistente piuttosto che a un ritardo diagnostico o terapeutico
La Cassazione ha censurato questo ragionamento
Cartella clinica e responsabilità medica: non tutto ciò che è scritto fa piena prova
Uno degli aspetti più importanti dell’ordinanza n. 22678 del 2025 riguarda proprio il valore probatorio della cartella clinica
La documentazione sanitaria è certamente essenziale per ricostruire ciò che accade durante un ricovero ma questo non significa che ogni affermazione contenuta nella cartella debba essere considerata automaticamente vera e incontestabile
Occorre distinguere tra la registrazione delle attività materialmente compiute durante il trattamento e le valutazioni professionali formulate dai sanitari
Diagnosi valutazioni cliniche interpretazioni dei sintomi e manifestazioni di scienza non diventano incontestabili soltanto perché sono state inserite nella cartella clinica
Questo principio assume un’importanza evidente quando è proprio la condotta dell’ospedale o dei suoi sanitari ad essere sottoposta al giudizio del tribunale
L’ospedale non può costruirsi da solo la prova della propria correttezza
La Cassazione richiama un principio fondamentale del processo civile: una parte non può precostituire unilateralmente una prova a proprio favore attribuendo alle proprie dichiarazioni un valore che la legge non riconosce loro
Applicato alla responsabilità sanitaria significa che l’ospedale non può limitarsi a sostenere che i medici hanno operato correttamente perché questo risulterebbe dal diario clinico compilato dagli stessi sanitari
La cartella clinica deve essere valutata dal giudice insieme a tutte le altre prove
Testimonianze consulenza tecnica referti esami diagnostici andamento dei parametri clinici condizioni del paziente e cronologia degli eventi devono concorrere alla ricostruzione complessiva di quanto accaduto
La cartella clinica è dunque una prova estremamente importante ma non può diventare una sorta di certificazione unilaterale dell’assenza di errore medico
Cartella clinica incompleta: le lacune non possono danneggiare il paziente
La decisione assume particolare importanza anche per un altro problema molto frequente nelle cause di malasanità: la cartella clinica incompleta
Se mancano annotazioni proprio nel periodo in cui si sarebbe verificato l’errore medico, l’assenza di documentazione non può automaticamente tradursi nell’impossibilità per il paziente di dimostrare la responsabilità sanitaria
La Cassazione richiama il principio di vicinanza della prova
La documentazione relativa al ricovero viene infatti formata e custodita dalla struttura sanitaria e dai professionisti che hanno preso in carico il paziente
Quando proprio una lacuna documentale rende difficile ricostruire ciò che è avvenuto, il paziente può avvalersi anche delle presunzioni e degli altri elementi probatori disponibili
Una soluzione differente produrrebbe un risultato difficilmente accettabile: più incompleta è la documentazione predisposta dall’ospedale e più difficile diventerebbe dimostrare l’errore sanitario
Le testimonianze possono essere decisive anche se la cartella clinica dice altro
Nel caso esaminato dalla Cassazione assumeva particolare importanza la testimonianza relativa alle condizioni del bambino nelle ore precedenti il grave peggioramento
La deposizione descriveva un neonato che per diverse ore aveva manifestato pianto inconsolabile e segni di malessere
La Corte d’Appello aveva riportato tale testimonianza ma secondo la Cassazione non ne aveva realmente valutato il significato nella ricostruzione della vicenda
Questo passaggio è particolarmente importante per chi affronta una causa per errore medico
La ricostruzione dei fatti non deve necessariamente fermarsi alla cartella clinica
Le dichiarazioni delle persone presenti durante il ricovero possono assumere rilievo quando descrivono circostanze concrete come il peggioramento improvviso del paziente la comparsa di nuovi sintomi le ripetute richieste di intervento rivolte al personale sanitario o il tempo trascorso prima della visita medica
Ritardo diagnostico e responsabilità medica: bisogna ricostruire cosa sarebbe accaduto intervenendo prima
Una volta individuato un possibile ritardo nell’assistenza occorre affrontare il problema fondamentale del nesso causale
Non è infatti sufficiente dimostrare che il medico avrebbe dovuto intervenire prima
Occorre verificare se un comportamento tempestivo avrebbe con probabilità evitato il danno o ne avrebbe ridotto la gravità
È il cosiddetto giudizio controfattuale
Il giudice deve idealmente sostituire alla condotta realmente tenuta quella corretta e chiedersi cosa sarebbe accaduto se il paziente fosse stato visitato monitorato diagnosticato o trattato tempestivamente
Nel caso esaminato dalla Cassazione questo accertamento assumeva particolare rilievo proprio perché era stata prospettata l’esistenza di un significativo intervallo temporale tra i primi segnali di peggioramento e il successivo intervento
La malattia preesistente non esclude automaticamente la responsabilità dell’ospedale
Un altro punto importante riguarda il rapporto tra la patologia naturale del paziente e l’eventuale errore medico
Il fatto che un paziente sia già gravemente malato non significa che qualsiasi successivo peggioramento debba essere automaticamente attribuito alla malattia
È necessario stabilire quale sarebbe stato il decorso della patologia in assenza della condotta contestata e quale aggravamento possa invece essere stato provocato dal ritardo diagnostico o terapeutico
Questo principio assume particolare importanza nei pazienti fragili nei neonati negli anziani e nelle persone affette da patologie particolarmente severe
La preesistenza di una malattia non rappresenta quindi di per sé una causa di esclusione della responsabilità sanitaria
Una motivazione contraddittoria non basta per escludere la malasanità
La Cassazione ha censurato anche il percorso logico seguito nella decisione impugnata
Secondo la Suprema Corte non è possibile riconoscere l’esistenza di un intervallo temporale rilevante nell’assistenza e contemporaneamente definire la condotta sanitaria immediata e corretta senza spiegare adeguatamente come le due affermazioni possano conciliarsi
Il giudice deve esaminare tutte le prove disponibili e spiegare in modo comprensibile perché ritenga una ricostruzione più attendibile dell’altra
Quando invece la motivazione diventa soltanto apparente oppure contiene affermazioni tra loro incompatibili la decisione può essere censurata in Cassazione
Perché questa ordinanza è importante per chi sospetta un errore medico
L’ordinanza della Cassazione n. 22678 del 5 agosto 2025 contiene principi che vanno molto oltre il singolo caso
Quando si sospetta un errore medico non bisogna infatti considerare la cartella clinica come l’unica possibile rappresentazione di ciò che è avvenuto
La documentazione deve essere analizzata criticamente verificando se sia completa se esistano intervalli temporali non documentati se le annotazioni siano coerenti con gli esami effettuati e se vi siano testimonianze o altri elementi capaci di offrire una diversa ricostruzione della vicenda
Soprattutto una cartella clinica incompleta non significa automaticamente che il paziente abbia perso la possibilità di ottenere il risarcimento
Cartella clinica incompleta e risarcimento del danno: cosa deve essere verificato
Nelle cause di responsabilità sanitaria diventa fondamentale ricostruire l’intera sequenza temporale degli eventi
Occorre comprendere quando sono comparsi i primi sintomi quando il personale sanitario ne è venuto a conoscenza quali controlli sono stati eseguiti quali esami diagnostici erano indicati quando è stata formulata la diagnosi e se un intervento anticipato avrebbe potuto evitare o limitare il danno
Proprio per questo la valutazione di un possibile caso di malasanità non può ridursi alla semplice lettura della cartella clinica
È necessario confrontare la documentazione sanitaria con le conoscenze medico legali e con tutte le altre prove disponibili
La Cassazione riapre il caso
La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata rinviando la controversia alla Corte d’Appello di Venezia in diversa composizione
Il giudice del rinvio dovrà riesaminare il caso tenendo conto dei principi indicati dalla Cassazione e valutando correttamente l’intero materiale probatorio senza attribuire alla documentazione predisposta dalla struttura sanitaria un valore che essa non possiede
La decisione non significa quindi che la Cassazione abbia definitivamente dichiarato responsabile l’ospedale ma che l’esclusione della responsabilità dovrà essere nuovamente valutata secondo criteri giuridici e probatori corretti
Cartella clinica e malasanità: il documento dell’ospedale non è l’ultima parola
L’ordinanza n. 22678 del 2025 rappresenta una decisione importante per chi abbia subito un possibile errore medico soprattutto quando la ricostruzione dei fatti sia resa difficile da una cartella clinica incompleta
Il principio centrale è chiaro
La cartella clinica è fondamentale ma non è una prova legale della correttezza dell’operato dell’ospedale
Le sue lacune non possono essere automaticamente utilizzate contro il paziente e il giudice deve valutare testimonianze presunzioni consulenze tecniche e ogni altro elemento utile per ricostruire ciò che è realmente accaduto
Per chi sospetta un caso di malasanità la presenza di una cartella clinica incompleta non deve quindi essere considerata automaticamente come la fine della possibilità di ottenere tutela
Può essere invece proprio l’analisi delle omissioni delle incongruenze e della cronologia della documentazione sanitaria a consentire di ricostruire un ritardo diagnostico un’omessa sorveglianza o un errore terapeutico e di verificare se esistano i presupposti per chiedere il risarcimento del danno.


