Skip to main content

Il paziente può chiedere la consulenza tecnica anche se la struttura contesta la responsabilità

Chi ritiene di avere subito un danno per un errore medico può utilizzare l’accertamento tecnico preventivo anche quando la struttura sanitaria nega la propria responsabilità e tra le parti esistono questioni che vanno oltre gli aspetti strettamente medico-legali.

È il principio affermato dal Tribunale di Messina con ordinanza del 14 luglio 2026, in una vicenda riguardante un paziente che, dopo un intervento chirurgico, aveva subito un grave peggioramento delle proprie condizioni.

Prima dell’operazione il paziente riusciva a mantenere la posizione eretta appoggiandosi su entrambi gli arti. Dopo l’intervento era invece divenuto allettato. Il paziente si era quindi rivolto al Tribunale chiedendo un accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c. per verificare l’eventuale responsabilità della struttura sanitaria.

La struttura si era opposta, sostenendo, tra l’altro, che mancasse una prova sufficientemente attendibile del nesso causale e che la controversia comprendesse questioni non tecniche, che un consulente non avrebbe potuto risolvere.

Il Tribunale ha respinto questa impostazione.

La presenza di questioni giuridiche o fattuali estranee alla competenza del CTU non rende, da sola, inammissibile l’ATP.

Che cos’è l’ATP nella responsabilità medica?

L’ATP, o accertamento tecnico preventivo, consente di sottoporre la vicenda sanitaria all’esame di consulenti tecnici nominati dal giudice prima dell’eventuale causa di merito.

Nella responsabilità sanitaria assume una funzione particolarmente importante perché errore medico, nesso causale e conseguenze del danno richiedono normalmente valutazioni specialistiche.

L’art. 8 della Legge n. 24/2017 prevede inoltre, per chi intenda esercitare davanti al giudice civile un’azione risarcitoria per responsabilità sanitaria, il preventivo ricorso alla consulenza tecnica prevista dall’art. 696-bis c.p.c., in alternativa al procedimento di mediazione.

Non si tratta quindi semplicemente di una “perizia prima della causa”.

La procedura ha anche una finalità conciliativa: una volta chiariti gli aspetti tecnici della vicenda, le parti possono disporre di elementi più concreti per valutare una possibile soluzione della controversia.

La struttura sanitaria può impedire l’ATP contestando la responsabilità?

Secondo l’ordinanza del Tribunale di Messina, non è sufficiente.

La struttura sosteneva che l’ATP non potesse essere utilizzato perché tra le parti esistevano contestazioni non soltanto tecniche.

Il Tribunale ha invece adottato un’interpretazione ampia dell’art. 696-bis c.p.c.

L’ATP non è limitato alle controversie nelle quali la responsabilità sia già sostanzialmente riconosciuta e rimanga soltanto da determinare l’importo del risarcimento.

Può essere utilizzato anche quando è contestata la stessa esistenza della responsabilità.

L’ATP è possibile se esistono anche questioni giuridiche?

Sì.

Una controversia di responsabilità medica raramente riguarda soltanto questioni scientifiche.

Possono essere contestati fatti, documenti, responsabilità dei diversi soggetti coinvolti e problemi giuridici che non rientrano nelle competenze del medico legale o dello specialista nominato dal Tribunale.

Secondo il Tribunale di Messina, tuttavia, la presenza di queste questioni non impedisce di utilizzare l’ATP per accertare gli aspetti tecnici e favorire una possibile conciliazione.

Le altre questioni potranno eventualmente essere decise nel successivo giudizio.

Il CTU decide se il medico è responsabile?

No.

Il CTU svolge un accertamento tecnico.

Può valutare le condizioni del paziente prima e dopo un trattamento, la correttezza della condotta sanitaria, il rispetto delle buone pratiche clinico-assistenziali, la compatibilità causale tra una condotta e un danno e le conseguenze medico-legali della lesione.

Le questioni propriamente giuridiche spettano invece al giudice.

L’ATP non sostituisce quindi il processo, ma può chiarire anticipatamente gli aspetti scientifici che costituiscono spesso il cuore di una controversia per malasanità.

Cosa era successo al paziente prima e dopo l’intervento?

Nel caso esaminato dal Tribunale di Messina esisteva un dato particolarmente significativo.

Prima dell’intervento chirurgico il paziente era in grado di mantenere la posizione eretta con appoggio bilaterale.

Dopo l’intervento era divenuto allettato.

La struttura contestava che fosse stata fornita una prova sufficiente del nesso causale tra l’operazione e il peggioramento.

Il giudice ha tuttavia ritenuto che la successione delle condizioni cliniche prima e dopo l’intervento fosse sufficiente, in quella fase, a giustificare l’approfondimento specialistico.

Bisogna già dimostrare l’errore medico prima di chiedere l’ATP?

L’ATP non presuppone che la responsabilità sia già definitivamente dimostrata.

Questo non significa che possa essere avviato un procedimento privo di qualsiasi base.

Nel caso deciso a Messina, il Tribunale ha valorizzato la differenza documentata tra le condizioni del paziente prima dell’operazione e quelle successive, ritenendola sufficiente per giustificare un esame specialistico sul possibile rapporto causale.

Perché l’ATP è importante nelle cause di malasanità?

Una causa di responsabilità sanitaria ruota frequentemente intorno a domande che richiedono competenze specialistiche.

Il trattamento era indicato?

L’intervento è stato eseguito correttamente?

Una complicanza era prevedibile o evitabile?

Il ritardo diagnostico ha peggiorato le condizioni del paziente?

Un danno è conseguenza dell’intervento oppure deriva dalla patologia preesistente?

Con una condotta corretta il danno si sarebbe comunque verificato?

L’ATP consente di affrontare queste domande in contraddittorio prima dell’eventuale giudizio di merito.

ATP e nesso causale: cosa deve dimostrare il paziente?

Il nesso causale è uno dei problemi centrali della responsabilità medica.

Non è sufficiente dimostrare che il medico abbia commesso un errore.

Occorre verificare anche se proprio quell’errore abbia causato il danno lamentato.

Nel processo civile l’accertamento causale viene effettuato secondo il criterio del “più probabile che non”.

L’ATP può quindi consentire di ricostruire tecnicamente la sequenza degli eventi: condizioni iniziali, condotta sanitaria, eventuale errore, evoluzione clinica e danno finale.

Se l’ATP accerta un errore medico il paziente viene automaticamente risarcito?

Non necessariamente.

L’esito della consulenza può creare le condizioni per raggiungere un accordo con la struttura sanitaria e con gli altri soggetti coinvolti.

Se l’accordo non viene raggiunto, può essere necessario proseguire con il giudizio di merito.

La presenza di questioni che dovranno eventualmente essere decise in quella sede, però, non impedisce di utilizzare prima l’ATP per accertare la componente tecnica della controversia.

Cosa succede se durante l’ATP emergono questioni che il CTU non può decidere?

Non significa necessariamente che l’ATP debba essere dichiarato inammissibile.

Le questioni tecniche possono essere accertate.

Quelle giuridiche o fattuali estranee alle competenze dei consulenti potranno essere riservate al giudice del merito.

È proprio ciò che è avvenuto nella vicenda esaminata dal Tribunale di Messina: il giudice ha ammesso il procedimento, nominato il collegio peritale e rinviato all’eventuale giudizio successivo l’esame delle ulteriori questioni di fatto e di diritto.

Cosa deve fare un paziente prima di chiedere un ATP per malasanità?

Prima di iniziare il procedimento è importante ricostruire correttamente il caso.

Occorre acquisire la cartella clinica completa e tutta la documentazione sanitaria disponibile.

È poi necessario individuare quale condotta venga contestata, quale danno si ritenga derivato dall’errore e quale possibile collegamento causale esista tra i due.

Una preventiva valutazione medico-legale è importante per evitare di confondere un esito sfavorevole delle cure con un errore sanitario.

Un risultato negativo, infatti, non equivale automaticamente a malasanità.

Quando può essere utile l’ATP nella responsabilità sanitaria?

L’ATP può assumere particolare utilità quando il punto centrale della controversia richiede un accertamento medico-legale.

Può trattarsi di un danno dopo un intervento chirurgico, di un ritardo diagnostico, di un’infezione ospedaliera, di un danno da parto, di una terapia inadeguata o di un peggioramento delle condizioni del paziente del quale occorra individuare la causa.

Il procedimento consente di verificare tecnicamente la fondatezza della contestazione e, quando ne ricorrono le condizioni, di cercare una soluzione conciliativa.

FAQ sull’ATP e sulla responsabilità medica

Cos’è l’ATP per malasanità?

È un procedimento nel quale il giudice dispone una consulenza tecnica per accertare gli aspetti medico-legali della controversia e tentare la conciliazione prima dell’eventuale giudizio di merito.

Posso chiedere l’ATP se l’ospedale nega completamente la responsabilità?

Sì. Secondo il Tribunale di Messina, l’ATP non è limitato alle controversie nelle quali si discute soltanto dell’importo del risarcimento. Può essere ammesso anche quando è contestata la stessa responsabilità.

L’ATP è inammissibile se ci sono anche questioni giuridiche?

No. La presenza di questioni non tecniche non è, da sola, sufficiente a rendere inammissibile il procedimento.

Devo dimostrare già il nesso causale prima dell’ATP?

Non è necessario che il nesso causale sia già definitivamente accertato. Devono però esistere elementi che giustifichino l’approfondimento tecnico.

Il CTU può decidere questioni giuridiche?

No. Il CTU fornisce valutazioni tecniche. Le questioni giuridiche rimangono di competenza del giudice.

L’ATP obbliga l’ospedale a risarcire il paziente?

No. La consulenza può favorire un accordo, ma se la conciliazione non riesce può essere necessario il successivo giudizio di merito.

Serve un avvocato per l’ATP in materia di responsabilità medica?

Il procedimento giudiziario richiede assistenza legale. Nei casi di responsabilità sanitaria è inoltre importante coordinare la strategia giuridica con la valutazione medico-legale e con gli specialisti necessari per il caso concreto.

Hai subito un grave peggioramento dopo un intervento medico?

Se dopo un intervento chirurgico, un ricovero o una terapia si è verificato un danno grave, occorre capire scientificamente e giuridicamente che cosa sia accaduto.

L’accertamento tecnico preventivo può rappresentare uno degli strumenti più importanti per ricostruire la condotta sanitaria, verificare il nesso causale, quantificare il danno e creare le condizioni per una possibile conciliazione.

La decisione del Tribunale di Messina del 14 luglio 2026 chiarisce che la presenza di ulteriori questioni di fatto o di diritto non basta, da sola, a impedire l’accertamento tecnico.

Siamo attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

L’assistenza, nei casi presi in carico secondo la formula prevista dal servizio, è senza anticipazione di spese e il compenso è dovuto solo a risultato ottenuto, secondo le condizioni concordate.

Stop Malasanità sarà al tuo fianco per darti la forza e l’assistenza che servono per ottenere giustizia.

Perché dietro ogni caso non c’è una pratica.

C’è una persona. C’è una famiglia. C’è una vita che merita rispetto.

Contattaci 24/24 e 7/7 al 351 7466753 oppure scrivici su stopmalasanita.it