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 Batteri, sepsi, setticemia e responsabilità dell’ospedale

Hai contratto un’infezione dopo un ricovero o un intervento chirurgico? Un tuo familiare è morto per sepsi o setticemia dopo essere stato ricoverato in ospedale?

Potrebbe essere necessario verificare se si tratta di una infezione ospedaliera e se esistano i presupposti per chiedere un risarcimento per malasanità.

Le infezioni ospedaliere, tecnicamente definite infezioni correlate all’assistenza (ICA), sono infezioni contratte durante l’assistenza sanitaria che non erano clinicamente manifeste né in incubazione prima delle cure. Possono verificarsi non soltanto negli ospedali, ma anche in strutture sanitarie, RSA, centri di dialisi e altri contesti assistenziali.

Il problema è tutt’altro che marginale. Nell’ultima rilevazione nazionale riportata dall’Istituto Superiore di Sanità, condotta nel 2022 su 60.404 pazienti di 325 ospedali italiani, la prevalenza media di pazienti con almeno un’infezione correlata all’assistenza nei singoli ospedali era dell’8,8%, considerando anche le infezioni da SARS-CoV-2.

Infezione ospedaliera: che cos’è?

Un’infezione ospedaliera è un’infezione acquisita durante un percorso assistenziale e non già presente o in incubazione prima dell’assistenza.

Può manifestarsi durante il ricovero oppure essere riconosciuta successivamente.

Le infezioni nosocomiali possono interessare differenti parti dell’organismo. Tra quelle più frequentemente rilevate negli ospedali italiani figurano le infezioni respiratorie, infezioni del sangue, infezioni urinarie e infezioni del sito chirurgico.

Ed è proprio quando l’infezione raggiunge il sangue o determina una risposta sistemica dell’organismo che il quadro può diventare particolarmente grave.

Quali sono i batteri ospedalieri più pericolosi?

Una delle ricerche più frequenti di chi affronta questi casi riguarda il nome del batterio trovato negli esami microbiologici o nell’emocoltura.

I microrganismi più frequentemente isolati nelle infezioni correlate all’assistenza comprendono diversi batteri molto conosciuti anche per il problema dell’antibiotico-resistenza. Nei dati europei 2022-2023 riportati dall’ISS figurano ai primi posti Escherichia coli, Klebsiella spp., Enterococcus spp., Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa; sono inoltre presenti Acinetobacter spp., Enterobacter spp. e altri microrganismi.

Klebsiella pneumoniae in ospedale

La Klebsiella pneumoniae è uno dei batteri più importanti nelle infezioni ospedaliere.

Può essere responsabile di infezioni gravi e di batteriemie, cioè della presenza di batteri nel sangue. Particolare attenzione meritano i ceppi resistenti ad antibiotici importanti, perché possono rendere il trattamento dell’infezione molto più complesso.

Nel 2024 in Italia sono stati segnalati 3.735 casi di batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi (CRE).

Pseudomonas aeruginosa

Il Pseudomonas aeruginosa è frequentemente associato alle infezioni correlate all’assistenza e assume particolare importanza nei pazienti fragili e in terapia intensiva.

Può provocare, a seconda del caso, infezioni respiratorie, urinarie, del sangue e di ferite o siti chirurgici. Nei dati europei sulle terapie intensive riportati dall’ISS, Pseudomonas rappresentava il microrganismo più frequentemente isolato nelle polmoniti considerate dalla sorveglianza.

Acinetobacter baumannii

Anche Acinetobacter baumannii è particolarmente temuto in ambiente ospedaliero, soprattutto per la possibile resistenza agli antibiotici.

L’antibiotico-resistenza è infatti un elemento fondamentale nella gestione delle infezioni ospedaliere: un’infezione provocata da un microrganismo multiresistente può essere molto più difficile da trattare.

Escherichia coli

L’Escherichia coli è tra i microrganismi più frequentemente isolati nelle infezioni correlate all’assistenza. È particolarmente importante nelle infezioni delle vie urinarie, ma può essere coinvolto anche in infezioni invasive e del sangue.

Staphylococcus aureus

Lo Staphylococcus aureus può essere coinvolto nelle infezioni del sito chirurgico e in altre infezioni invasive.

Particolare attenzione viene dedicata ai ceppi resistenti agli antibiotici, come quelli resistenti alla meticillina.

Infezione dopo un intervento chirurgico: è sempre malasanità?

No.

Questo è un punto fondamentale: contrarre un’infezione in ospedale non significa automaticamente avere diritto al risarcimento.

L’infezione può verificarsi anche quando siano state rispettate tutte le corrette procedure di prevenzione.

Ma quando un paziente sviluppa un’infezione dopo un intervento chirurgico, l’intera vicenda deve essere ricostruita per verificare, tra l’altro, quando sia comparsa l’infezione, quale microrganismo l’abbia provocata, quali procedure invasive siano state effettuate, se siano state adottate appropriate misure preventive, quando siano comparsi i primi sintomi e quanto rapidamente siano stati eseguiti gli accertamenti e iniziata la terapia antibiotica appropriata.

La presenza di dispositivi invasivi è particolarmente rilevante. Nei dati europei delle terapie intensive riportati dall’ISS, il 71% delle polmoniti considerate era associato all’intubazione, il 38% delle infezioni del sangue a un catetere venoso centrale e il 95% delle infezioni urinarie riguardava pazienti portatori di catetere urinario.

Sepsi e setticemia: quando un’infezione ospedaliera può portare alla morte

Questo è il punto più importante.

Una grave infezione può evolvere in sepsi e successivamente in shock settico, mettendo in pericolo la vita del paziente.

Nel linguaggio comune si parla frequentemente di setticemia, ma sepsi e setticemia non sono esattamente sinonimi. L’ISS precisa che la setticemia riguarda l’invasione del sangue da parte di batteri, mentre la sepsi indica il danno agli organi provocato dalla risposta dell’organismo all’infezione. La sepsi può evolvere in shock settico ed essere mortale.

Quali sono i sintomi della sepsi?

Tra i segnali ai quali prestare particolare attenzione il Ministero della Salute indica grave difficoltà respiratoria, confusione, malessere intenso, dolore, brividi, febbre, mancata produzione di urine, sudorazione e alterazioni del colore della pelle. In presenza di sintomi compatibili è necessario rivolgersi immediatamente ai sanitari: la sepsi è un’emergenza medica.

Morte per sepsi o setticemia in ospedale: cosa devono fare i familiari?

Se un familiare muore per sepsi, setticemia o shock settico durante o dopo un ricovero, è importante non concludere automaticamente né che vi sia stata malasanità né che la morte fosse inevitabile.

Occorre invece ricostruire rapidamente quello che è accaduto.

Uno dei primi passaggi è acquisire la cartella clinica completa, ma nei casi di infezione sono particolarmente importanti anche emocolture, urinocolture, tamponi, antibiogrammi, esami ematici, diario medico, diario infermieristico, schede di terapia antibiotica, verbali operatori e documentazione della terapia intensiva.

Da questa documentazione può emergere una sequenza temporale fondamentale: quando sono comparsi i primi segni dell’infezione, quando è stata diagnosticata, quale batterio è stato identificato e quando è stata iniziata una terapia efficace.

Decesso per infezione ospedaliera: perché può essere importante chiedere subito l’autopsia

Quando il paziente muore e le cause del decesso non sono sufficientemente chiare, non bisogna aspettare mesi prima di sottoporre il caso a un medico-legale.

Può essere necessario valutare immediatamente l’opportunità di effettuare un’autopsia, con la partecipazione di un medico-legale di parte quando consentito dalla procedura applicabile.

L’accertamento autoptico può fornire elementi importanti per ricostruire la causa della morte e verificare la relazione tra infezione, sepsi, compromissione degli organi e decesso.

Dopo la cremazione determinati accertamenti diventano definitivamente impossibili e, anche dopo la sepoltura, una successiva indagine può essere molto più complessa.

Se un tuo familiare è morto per sepsi o shock settico dopo un ricovero e sospetti un’infezione ospedaliera, il caso deve quindi essere valutato tempestivamente.

Risarcimento per infezione ospedaliera: quando è possibile?

Per ottenere un risarcimento per infezione ospedaliera occorre accertare i presupposti della responsabilità sanitaria nel caso concreto.

Non basta trovare in cartella clinica le parole “Klebsiella”, “Pseudomonas”, “Acinetobacter”, “Staphylococcus” o “sepsi”.

Occorre stabilire l’origine dell’infezione, la condotta esigibile dalla struttura sanitaria, le eventuali carenze preventive, diagnostiche o terapeutiche e il rapporto causale tra queste e il danno subito dal paziente.

La valutazione deve quindi essere contemporaneamente medico-legale e giuridica.

Quanto si può ottenere come risarcimento per un’infezione ospedaliera?

Non esiste una cifra uguale per tutti.

Il risarcimento dipende dalle conseguenze concretamente provocate dall’infezione: durata della malattia, eventuali interventi aggiuntivi, ricovero in terapia intensiva, invalidità temporanea e permanente, sofferenza subita, necessità di assistenza e conseguenze patrimoniali.

Nei casi più gravi, quando l’infezione abbia provocato sepsi, shock settico e morte, devono essere valutati anche i danni spettanti ai familiari secondo le circostanze del singolo caso.

Infezione ospedaliera: 5 cose da fare subito

Se sospetti di essere vittima di un’infezione contratta durante un ricovero, i passaggi essenziali sono:

  1. Richiedere immediatamente la cartella clinica completa
  2. Acquisire esami microbiologici, colture e antibiogrammi
  3. Conservare tutta la documentazione delle cure successive
  4. Far esaminare il caso da un medico-legale e dagli specialisti necessari
  5. In caso di morte sospetta, valutare immediatamente l’autopsia con un consulente medico-legale di parte

Hai contratto un’infezione in ospedale? Un tuo familiare è morto per sepsi o setticemia?

Non fermarti alla diagnosi riportata sulla cartella clinica.

Occorre capire dove è stata contratta l’infezione, se poteva essere prevenuta, se è stata riconosciuta tempestivamente e se una terapia appropriata avrebbe potuto evitare le conseguenze più gravi.

Stop Malasanità può sottoporre il caso a una valutazione legale e medico-legale per verificare se esistano i presupposti per una richiesta di risarcimento per infezione ospedaliera.

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