Skip to main content

I più comuni errori medici durante una terapia

La fase terapeutica è decisiva nel percorso di cura del paziente: dalla scelta e dalla corretta esecuzione del trattamento dipendono non solo l’efficacia delle cure, ma anche la sicurezza della persona assistita. Anche in questa fase, tuttavia, possono verificarsi errori medici che, quando riconducibili a negligenza, imprudenza o imperizia, possono integrare una responsabilità sanitaria e dare diritto al risarcimento del danno.
Tra gli errori più frequenti vi è la prescrizione inappropriata di farmaci, che può riguardare il principio attivo sbagliato, un dosaggio non corretto o la mancata considerazione di allergie, interazioni farmacologiche e condizioni cliniche pregresse del paziente.
Altrettanto rilevante è l’errore di somministrazione, che può consistere nella consegna del farmaco al paziente sbagliato, per via errata (ad esempio endovenosa anziché orale) o con modalità e tempi non conformi alle indicazioni cliniche.
Vi sono poi gli errori di monitoraggio della terapia: l’assenza o l’insufficienza di controlli clinici e laboratoristici può impedire di individuare tempestivamente effetti collaterali, complicanze o l’inefficacia del trattamento.
Non vanno trascurati gli errori nella modifica o sospensione della terapia, che possono esporre il paziente a rischi evitabili, soprattutto in presenza di terapie salvavita o croniche.
Infine, incidono spesso gli errori organizzativi e comunicativi, quali passaggi di consegne incompleti tra professionisti, documentazione carente o mancata informazione al paziente sui rischi e sulle modalità di assunzione dei farmaci.
Riconoscere e documentare correttamente questi errori è fondamentale per valutare la sussistenza di una responsabilità medica e tutelare il diritto del paziente al risarcimento dei danni subiti a causa della malasanità.
Invia il tuo Caso